“You are the Cheese to my wine” la rubrica dedicata agli abbinamenti vino & formaggio,
un viaggio pensato per me e per voi, in cui il punto di partenza è una bottiglia, diversa ogni volta,
e tre percorsi sensoriali da intraprendere : il Territoriale, il Classico e Quello di Vale, il mio spazio personale per sperimentare. 
Per inaugurare questa avventura ho scelto un vino importante: Amarone della Valpolicella Riserva 2013 dell’Azienda Agricola Carlo Boscaini, un rosso profondo, maturo, ricco di struttura, capace di dialogare con formaggi di grande personalità.
Questo Amarone è un ricordo che prende forma nel bicchiere. Viene prodotto solo nelle annate in cui il tempo, la vigna e l’uva raggiungono una perfetta armonia. L’annata 2013 è stata valutata dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella a 4 stelle, con vini dal grande potenziale di invecchiamento.
Le uve Corvina, Corvinone e Rondinella, provengono dai vigneti più vecchi, vengono affinate lentamente in grandi botti di rovere, seguendo un ritmo che non conosce fretta. Sono 48 i mesi passati in botte a cui segue un ulteriore affinamento in bottiglia.
Nonostante i 16,5 gradi ed una concentrazione fuori dal comune, è un Amarone dove eleganza, potenza e autenticità si fondono per uno stile che guarda indietro, alle interpretazioni di un tempo.
Nel calice si apre con un profumo di ciliegia asprigna, di frutta rossa matura, di spezie, il tutto fuso con una nota eterea che gli dona eleganza, nobiltà e maturità. Al sorso è vellutato, avvolgente, profondamente armonico. Il finale è lunghissimo, appagante, impossibile non innamorarsene.
🧀 Il Territoriale
Il primo incontro non poteva che essere con un formaggio della sua terra: Monte Veronese DOP d’Allevo 2024, Presidio Slow Food.
Un formaggio a latte vaccino, crudo e parzialmente scremato; a pasta semicotta, prodotto nella regione montuosa della Lessinia, a nord di Verona.
Anche se, la M incisa a fuoco sullo scalzo dei Monte Veronese realizzati in alpeggio, sulla mia piccola fettina non si vede, la sua provenienza è esplicitamente dichiarata dalla pasta giallo vivo e così brillante! Racconta storie di malghe, dove gli animali mangiano erba fresca e vivono all’aria aperta. La crosta è untuosa e liscia, dura, e al taglio il formaggio sprigiona profumi vegetali intensi, con un delizioso fondo di latte cotto e burro ed erba. Il morso è emozionante; la forma è piccola (7 kg circa) e la stagionatura ha superato i 18 mesi eppure la pasta è ancora morbida, compatta, solubile, anche se costellata da piccolissimi cristalli di tirosina che rendono l’assaggio ancora più divertente.
L’abbinamento funziona, il vino entra aggressivo, monopolizza i sensi per scemare leggermente e dare spazio al formaggio. I tannini morbidi dell’Amarone si fondono alla perfezione con la piacevole untuosità del formaggio mentre a livello di intensità gustativa, il formaggio per quanto estremamente piacevole e complesso, fa fatica a tenere il passo dell’Amarone, che con la sua esuberanza tende a prevaricare un po’. Dopo qualche secondo il formaggio prova a riprendersi la scena, ma ormai sembra essere troppo tardi.
Voto all’abbinamento: 7/10
Consiglio: Per reggere davvero la potenza dell’Amarone alla prossima occasione sceglierei un Monte Veronese 24 mesi di stagionatura, un dettaglio che avrebbe portato il match a esprimere maggiore complessità.
🧀 Il Classico
Il secondo abbinamento è quello che trovi spesso sulle guide: un Parmigiano Reggiano DOP, probabilmente consigliato per la sua età, struttura, profondità. Io ho voluto esagerare! Con sì, un Parmigiano Reggiano DOP, ma stagionato oltre 100 mesi. Latte vaccino, parzialmente scremato, crudo, pasta cotta e una capacità di invecchiamento senza eguali. Un formaggio a “pois” 😊, con giganti cristalli di tirosina, tanti, bianchi e brillanti, che spiccano nella sua pasta color ambra. Dopo tutti questi anni mi sarei aspettata più aridità invece l’ho trovato piacevolmente granuloso, molto intenso e con una media solubilità. Al naso emergono note di frutta esotica molto matura.
In bocca è stato un vero spettacolo: vino e formaggio si sono alternati nel ruolo di protagonisti, compensandosi e sfidandosi in un equilibrio dinamico. Un litigio pacifico, divertente, dove a vincere siamo stati noi, partecipi di una degustazione memorabile. A essere pignoli, sulla lunga distanza la sapidità e l’intensità del Parmigiano Reggiano sembrano vincere ai punti, d’altronde 100 mesi non sono mica uno scherzo!
Voto all’abbinamento: 8+/10
Consiglio: Sii meno esuberante Vale! Per la prossima volta un 60 mesi può essere più che sufficiente.
🧀Quello di Vale
Il terzo abbinamento è il mio spazio creativo: qualcosa che sento, che mi ispira, che voglio provare anche se non è “da manuale”.
Questa volta ho scelto uno Stilton PDO, forma piccola, invecchiato oltre 9 mesi: crosta color cantina, pasta gialla, erborinatura blu notte. I profumi ricordano il caffè, la verdura lessa, il fungo e la cantina umida. Lo Stilton è un formaggio erborinato, a latte vaccino pastorizzato realizzato nelle uniche tre contee in Inghilterra concesse dal disciplinare di produzione: Derbyshire, Leicestershire e Nottinghamshire. L’erborinatura si diffonde all’interno della forma, cilindrica a scalzo alto, partendo dal cuore del formaggio e irradiandosi verso l’esterno, come raggi di sole. E’ generalmente molto burroso nella sua consistenza, la mia selezione invece, molto friabile, per via dell’età e perché ho scelto la piccola forma da 2,5 kg, che matura più in fretta. In bocca le scaglie si sono sciolte velocemente rivelando un’alta solubilità in contrasto con la muffa blu così croccante e deliziosa. Lievemente pungente, un poco piccante e dalla persistenza davvero lunga.
Con l’Amarone l’incontro è stato sorprendente: un’esplosione aromatica, complessa e infinita. Mi sono ispirata al famoso abbinamento Stilton/Porto: l’Amarone non potrebbe che essere più diverso dal celebre vino fortificato, ma i due vini condividono un’esplosività unica! Un po’ prepotenti, capaci di lasciarti senza parole occupando in modo molto ingombrante le papille gustative. La nota alcolica e il tannino dolce dell’Amarone trovano compagno ideale nella struttura del formaggio, così come l’acidità ne bilancia la grassezza. Ma è la condivisione di una certa densità emotiva e gustativa che rende la prova affascinante e assolutamente riuscita.
Voto all’abbinamento: 9/10
Consigli: Avanti così Vale!
Conclusioni
Se c’è una cosa che questa prima puntata ci ricorda è che negli abbinamenti non esistono vincitori né vinti. Esistono piuttosto esperimenti meravigliosi, spunti creativi, giochi gustativi che ci arricchiscono e ci permettono di conoscere meglio sia il vino sia il formaggio.
“You are the Cheese to my Wine” è proprio questo: un invito alla curiosità, alla scoperta e al piacere di provare.


